Student Team Learning

di Roberto Dibiase

Il metodo Student Team Learning (STL) di Slavin

Lo Student Team Learning (STL), altrimenti noto come Success for all, è una modalità di Cooperative Learning studiata dalla Johns Hopkins University[1], e sviluppata da Robert Slavin (1950, Bethesda, Maryland, Stati Uniti) soprattutto a partire dagli anni Ottanta[2].

Robert Slavin

La STL comprende diverse tecniche di cooperazione, fra le quali occorre menzionare almeno le cinque seguenti[3]:

  • Student Teams Achievement Divisions (STAD);
  • Teams Games Tournament (TGT);
  • Jigsaw II;
  • Team Assisted Indivisualisation (TAI);
  • Cooperative Integrated Reading and Composition (CIRC)

Questi metodi di apprendimento cooperativo prevedono la competizione degli studenti organizzati in gruppi omogenei di abilità. L’innovativo approccio dello studioso statunitense tende a porre una maggiore attenzione sull’aspetto motivazionale degli studenti: per far sì che gli allievi collaborino fra loro in modo proficuo e costruttivo occorre che l’insegnante predisponga un sistema di ricompense – come, ad esempio, la stesura di classifiche o l’assegnazione di punteggi – in grado di stimolare e valorizzare sia il singolo discente che i vari gruppi di lavoro[4]. Secondo Slavin, far leva sulla motivazione degli allievi faciliterebbe il conseguimento degli obiettivi del gruppo ed inoltre aumenterebbe il senso di responsabilità individuale, nonché il rendimento di ogni componente del gruppo. In un simile contesto di competizione positiva anche gli studenti meno dotati verrebbero spinti a migliorare significativamente le proprie performance[5].

Di seguito sono riportate le descrizioni e le caratteristiche fondamentali delle 5 tecniche STL.

Student Team Achievement Divisions (STAD)

 Il metodo STAD (Student Team Achievement Divisions: squadre di apprendimento di gruppo), indagato da Slavin fra il 1980 e il 1995[6], è adatto agli allievi di età compresa fra i 7 e i 14 anni, ed è utilizzato soprattutto per l’insegnamento di discipline come matematica, geografia, storia, economia, prima e seconda lingua. Lo STAD prevede che gli insegnanti, dopo aver presentato il nuovo argomento, suddividano la classe in gruppi eterogenei di quattro membri. In seguito, ogni componente del gruppo approfondisce individualmente ed autonomamente i contenuti affrontati durante la lezione, dopodiché, gli studenti, divenuti “esperti” dell’argomento assegnato, assistono gli altri compagni del gruppo. Con cadenza settimanale il docente sottoporrà tutti gli studenti a test di verifica (quiz), i cui punteggi individuali devono essere registrati affinché si possa monitorare l’andamento degli allievi. Nel corso delle settimane, gli studenti che riescono a distinguersi o che dimostrano un sensibile miglioramento del proprio trend, ricevono un riconoscimento dall’insegnante[7].

Teams-Games-Tournaments (TGT)

 La tecnica TGT (Teams-Games-Tournaments: Gruppi-Giochi-Tornei) mostra un’organizzazione simile a quella appena descritta nella STAD: prevede la suddivisione della classe in gruppi di studenti che gareggiano fra loro in competizioni scolastiche. Dopo la presentazione della lezione da parte dell’insegnante – magari anche nella efficace forma della “lezione-discussione” – gli allievi, inseriti in gruppi eterogenei (studenti più abili con studenti meno abili) collaborano reciprocamente nell’apprendere in autonomia il materiale oggetto di studio predisposto dal docente[8]. Settimanalmente gruppi di lavoro omogenei (gruppi per livelli di competenza/abilità) partecipano a dei tornei organizzati dall’insegnante dove occorre rispondere correttamente al maggior numero di domande sugli argomenti trattati nelle lezioni. Questo metodo fa sì che gli allievi, soprattutto quelli meno dorati, siano motivati a conquistare più punti possibili nelle competizione, col fine ultimo di ricevere un pubblico riconoscimento[9].

Il modello JIGSAW II

 L’utilizzo del metodo JIGSAW II, utilizzato per le fasce di età fra i 9 e i 14 anni, si presta maggiormente in quelle discipline che prevedono più l’acquisizione di concetti che di abilità[10]. L’insegnante propone ai suoi studenti la lettura di un brano o di una storia breve. Dopodiché ogni alunno, inserito in un gruppo di 5/6 componenti, riceve dal docente una scheda di lavoro su un argomento diverso. Dopo una breve lettura della propria scheda, gli studenti aventi in carica il medesimo argomento approfondiscono lo studio in gruppi temporanei di “esperti”. Dopo un periodo di discussione, tutti gli studenti ritornano nei rispettivi gruppi di origine per insegnare agli altri membri tutto quello che sanno su quel determinato argomento. Al termine di questo processo, il docente propone un quiz individuale comprensivo di tutti gli argomenti trattati nella lezione e nelle differenti schede di lavoro. In base ai risultati emersi dai test, l’insegnante consegna un certificato di merito al gruppo, o ai gruppi che si sono distinti nell’attività.

Team Assisted Individualization (TAI)

 Il TAI (Individualizzazione Assistita dal Gruppo) è una tecnica molto utile nell’insegnamento della matematica poiché presenta il vantaggio di combinare l’apprendimento cooperativo con l’istruzione individualizzata. Difatti, il TAI permette agli studenti meno dotati di migliorare senza per questo rallentare gli studenti più abili. Il metodo prevede la suddivisione della classe in gruppi di 4/5 membri costituiti da studenti aventi un livello alto, medio e basso. Ogni studente segue un programma personalizzato in base al proprio livello di abilità matematica. Dunque, tutti gli allievi lavorano e svolgono i propri compiti in modo indipendente, ciascuno al proprio livello. In un secondo momento i discenti si incontrano in gruppi, in cui si scambiano schede di lavoro, relazioni, appunti, controllano le reciproche competenze matematiche e si aiutano a vicenda. Al termine di questa fase cooperativa, l’insegnante sottopone gli allievi ad un quiz di verifica e, al completamento dell’unità didattica, ad un test finale individuale. Gli studenti ricevono certificati di riconoscimento basati sul risultato medio di tutti i membri del gruppo. Questa tecnica, infine, permette di migliorare sia l’autostima che il rendimento in matematica di ogni studente[11].

Cooperative Integrated Reading and Composition (CIRC)

 Il CIRC, usato ampiamente nella scuola primaria e nella scuola secondaria di primo grado (Gruppo Cooperativo Integrato di Lettura e Composizione) è un modello di apprendimento cooperativo pensato per l’insegnamento della lettura e della scrittura. Questa tecnica prevede l’utilizzo e la combinazione di tre componenti:

– componente della lettura: in ogni gruppo di lettura sono presenti lettori “basali”; inoltre si organizzano attività in cui gli allievi si aiutano a vicenda per cercare di identificare e comprendere gli elementi letterari di un brano: la trama, la caratterizzazione, lo scenario; a predire la conclusione di una storia; a raccontarla di nuovo.

– componente della scrittura e del linguaggio: gli studenti cooperano per produrre testi scritti, anche originali. Il docente cura gli aspetti tecnici della scrittura soprattutto attraverso l’assegnazione di compiti scritti che usano un testo di linguaggio.

– componente cooperativa: prevede il lavoro di una coppia di studenti provenienti da diversi gruppi di lettura. Rispettando il proprio turno, leggono, controllano la comprensione, si esercitano nell’ortografia (spelling), redigono testi scritti, sino a produrre saggi di scrittura. Per la valutazione, l’insegnante sottopone agli studenti alcune prove sotto forma di quiz). Anche in questo caso, gli studenti ricevono certificati di riconoscimento in base al risultato medio di tutti i membri del gruppo[12].

Cooperative Learning

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Bibliografia

Benzato, M. – Minello, R. 2002, Imparare insieme. Laboratorio di didattica dell’apprendimento cooperativo, 2002, pp. 21 e ss.

Comoglio, M., Cardoso, M. A., Insegnare e apprendere in gruppo. Il Cooperative Learning, LAS, Roma, 1996, p.24. 

Comoglio M., Verso una definizione del cooperative learning in Animazione Sociale, n. 4, 1996.

Slavin, R. E. 1986, Apprendimento Cooperativo. Una proposta di conciliazione fra prospettive evolutive e motivazionali in Età Evolutiva, n. 24, giugno 1986, pp. 54-61.  

Slavin, R. E. 1996, Research on cooperative learning and achievement: What we Know, What we need to Know in Contemporary Educational Psychology, 21, pp.43-69.

Slavin, R. E. – Madden, N. A. 2001.  Success for All: Research and reform in elementary education.  Mahwah, NJ: Erlbaum.


[1] Slavin, R. E. 1986; Slavin, R. E. 1996; Slavin, R. E. – Madden, N. A. 2001;  Benzato – Minello 2002, p. 21.

[2] Robert Slavin, Direttore del Center for Research and Reform in Education presso la Johns Hopkins University e Docente presso la University of York, è uno dei principali studiosi e massimi esperti nel campo dell’apprendimento cooperativo. In proposito rimando al suo curriculum (corredato di tutte le sue principali pubblicazioni) consultabile sul sito internet della Johns Hopkins University: http://education.jhu.edu/directory/robert-e-slavin-phd/

[3] Slavin, R. E. 1986; Slavin, R. E. 1996; Slavin, R. E. – Madden, N. A. 2001;  Benzato – Minello 2002, p. 21.

[4] Benzato – Minello 2002, p. 21

[5] Idem.

[6] Benzato – Minello 2002, p. 22.

[7] Slavin, R. E. 1986; Slavin, R. E. 1996; Slavin, R. E. – Madden, N. A. 2001;  Benzato – Minello 2002, p. 21.

[8] Benzato – Minello 2002, pp. 22-23.

[9] Slavin, R. E. 1986; Slavin, R. E. 1996; Slavin, R. E. – Madden, N. A. 2001;  Benzato – Minello 2002, p. 21.

[10] Benzato – Minello 2002, p. 23.

[11] Slavin, R. E. 1986; Slavin, R. E. 1996; Slavin, R. E. – Madden, N. A. 2001;  Benzato – Minello 2002, p. 21.

[12] Idem.