L’Alternanza Scuola Lavoro (ASL) è stata introdotta con lo scopo di avvicinare l’offerta formativa proposta dalla scuola al mercato del lavoro. L’ASL ha seguito un lungo iter legislativo, accompagnata da più fasi di sperimentazione. Difatti, essa è stata introdotta come modalità di realizzazione dei percorsi della scuola secondaria di secondo grado e non come sistema a sé stante dalla Legge-delega n. 53 del 28/03/2003.
La legge di Bilancio 2019 ha disposto la ridenominazione dei percorsi di Alternanza Scuola Lavoro di cui al decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 77, in Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento (PCTO). Oltre alla differente denominazione sono introdotte importanti novità su obiettivi e modalità organizzative dei percorsi.
Il nucleo fondamentale di questo modello di apprendimento è rimasto lo stesso, ovvero offrire la possibilità agli studenti di rendere completo il proprio percorso di studi vivendo una fase di formazione professionalizzante presso un’impresa o un ente territoriale. Le principali novità portate dai nuovi PCTO riguardano un diverso approccio concettuale con la conseguente ridefinizione degli obiettivi e nuove modalità di svolgimento. Difatti viene ridotto il numero minimo di ore e cambiano le finalità dei percorsi. Sul piano concettuale, si assiste al passaggio da un’impostazione finalizzata a integrare l’apprendimento in aula con l’esperienza lavorativa e l’avvicinamento al mondo del lavoro, a un nuovo approccio basato su quelle competenze trasversali (quelle personali, le cd. soft skils) che permettono allo studente di raggiungere una maggiore consapevolezza sulle scelte inerenti il proprio sviluppo personale e professionale. Nelle Linee Guida sui PCTO pubblicate dal Ministero infatti si legge:
«Un approfondimento a parte meritano le competenze personali e sociali comprendenti le soft skill, ovvero le competenze trasversali e trasferibili attraverso la dimensione operativa del fare: capacità di interagire e lavorare con gli altri, capacità di risoluzione di problemi, creatività, pensiero critico, consapevolezza, resilienza e capacità di individuare le forme di orientamento e sostegno disponibili per affrontare la complessità e l’incertezza dei cambiamenti, preparandosi alla natura mutante delle economie moderne e delle società complesse. In chiave europea gli obiettivi, o meglio i risultati di apprendimento, si collegano, quindi, al mondo reale attraverso attività orientate all’azione, per mezzo di esperienze maturate durante il corso degli studi, acquisite attraverso progetti orientati al fare e a compiti di realtà».
Le Linee Guida citate poc’anzi permettono alle scuole di progettare al meglio i PCTO, di seguito ne propongo una breve sintesi.
La progettazione dei Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento dovrà tenere conto del suo primario obiettivo, ovvero far acquisire allo studente le competenze funzionali al percorso di studi intrapreso e le competenze trasversali indirizzate all’orientamento nel mondo del lavoro o al proseguimento degli studi superiori (Istituti Tecnici Superiori, Accademie, Università). Questo significa che nella fase progettuale si dovrà tenere in considerazione:
- la dimensione curriculare,
- la dimensione esperienziale,
- la dimensione orientativa.
A partire da questa fondamentale premessa, i PTCO possono svilupparsi con forme organizzative differenti, dunque personalizzate, non solamente in base all’indirizzo di studi o alla specificità territoriale della scuola, ma anche a seconda delle esigenze personali di ciascun studente. La personalizzazione del percorso è un aspetto essenziale e innovativo portato dai nuovi PCTO, in quanto permette all’allievo di acquisire consapevolezza e di auto-orientarsi nella definizione del suo progetto di crescita personale e professionale. Per tale ragione è possibile sviluppare tipologie di PTCO diverse all’interno di uno stesso gruppo classe. Inoltre, bisogna considerare che è prevista anche la possibilità di realizzare il percorso all’estero, sempre in funzione di un’attività che sia il più coerente e funzionale possibile allo specifico percorso dell’alunno. Proprio per questo, i percorsi presentano molteplici opzioni rispetto all’ente con cui la scuola può collaborare. Oltre agli enti pubblici e privati, prendono infatti sempre più importanza le realtà del terzo settore e quelle imprenditoriali. Si comprende, dunque, come la flessibilità sia il criterio organizzativo fondamentale con cui progettare il PTCO. Al contempo, l’istituzione scolastica dovrà agire all’interno di un quadro normativo ben definito: per esempio, la scuola può scegliere in autonomia la durata del percorso, ma deve anche rispettare il vincolo del monte ore minimo da svolgere nell’ultimo triennio. Difatti, queste sono state ridefinite come segue:
- 90 ore per i licei
- 150 per gli istituti tecnici
- 210 per gli istituti professionali.
Per la buona riuscita di un PTCO è fondamentale il ruolo dei Dipartimenti disciplinari, che hanno il compito di garantire la coerenza con il Piano triennale di offerta formativa (PTOF). Sono però i Consigli di classe che progettano (in autonomia o, nella migliore delle ipotesi, in collaborazione con l’ente esterno) il percorso, gestiscono le attività ed effettuano la valutazione finale. Infatti, in una prima fase il Consiglio di classe seleziona le competenze per il gruppo classe, successivamente ogni singolo docente deve individuare (tra queste competenze selezionate) quelle specifiche che reputa funzionali al proprio insegnamento. L’accurata selezione delle competenze da sviluppare è di fondamentale importanza: tali competenze devono consentire l’auto-orientamento dello studente, coinvolgendolo già nella progettazione delle attività e stimolando una sua riflessione e partecipazione attiva. Risultano fondamentali la comunicazione con le famiglie, la documentazione di tutte le tappe del percorso e la condivisione dei risultati dell’esperienza: tutti questi aspetti sono ugualmente determinanti per l’esito del PTCO. Infine è molto importante che qualora il progetto si svolga in collaborazione con un ente terzo, l’istituzione scolastica si muova nell’ottica della co-progettazione, coinvolgendo i soggetti esterni nella definizione degli obiettivi e delle modalità educative.
Si comprende come l’organizzazione dei PCTO risulti assai complessa. È necessario, dunque, un coordinamento tra le parti coinvolte che spetta alla figura del tutor, il quale viene designato dall’istituzione scolastica per svolgere alcune funzioni fondamentali per la realizzazione del percorso. Oltre al coordinamento tra istituzione scolastica, enti terzi coinvolti e famiglia, il tutor monitora costantemente lo sviluppo delle attività, assiste lo studente, informa l’istituzione scolastica su eventuali criticità. Si tratta di una figura cruciale poiché svolge un ruolo gestionale e di supporto, che favorisce la creazione del giusto contesto per il raggiungimento dei traguardi prefissati. A questa figura di tutor interno, nel caso in cui il PTCO lo preveda, può affiancarsi un tutor esterno selezionato dalla struttura ospitante. Questa persona è il punto di riferimento per lo studente all’interno dell’azienda o dell’ente in cui svolge l’attività formativa, ma fa anche da raccordo tra questa e l’istituzione scolastica. È chiamato quindi a rapportarsi costantemente con il tutor interno. Proprio l’interazione tra le due figure tutoriali, che devono essere selezionate sulla base delle adeguate competenze in ambito formativo, è infatti un fattore decisivo ai fini della riuscita del percorso.
La valutazione del PTCO deve svolgere funzioni di accertamento del processo e del risultato finale. Non si valutano quindi solamente gli obiettivi raggiunti, ma attraverso l’osservazione strutturata di tutto il processo si dà importanza all’acquisizione delle competenze trasversali, attribuendo così valore anche agli aspetti caratteriali e motivazionali. Gli strumenti più utilizzati per l’osservazione partecipata fino ad oggi sono le rubriche, i diari, il portfolio digitale e le schede di osservazione. I risultati finali, invece, sono valutati in diverse fasi, che vanno dall’identificazione degli obiettivi fino alla verifica dei contenuti appresi lungo il percorso. Ovviamente, l’osservazione di tutto il processo (svolta dai tutor) influisce sulla valutazione dei risultati finali, che però viene fatta dai docenti del Consiglio di classe e influisce sul comportamento e sul voto finale. Infine, bisogna sottolineare che le attività relativa al PTCO vanno inserite all’interno del curriculum dello studente, il documento che si allega al diploma finale per certificare le competenze acquisite dall’alunno lungo il percorso di studio.
BIBLIOGRAFIA
Legge-delega n. 53 del 28 marzo 2003, Delega al Governo per la definizione delle norme generali sull’istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e di formazione professionale.
D.Lgs 15 aprile 2005, n. 77, Definizione delle norme generali relative all’alternanza scuola-lavoro.
Legge 30 dicembre 2018, n. 145 (cd. Legge di Bilancio 2019), art. 1, c. 785.
MIUR, Linee guida dei percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamentoai sensi dell’articolo 1, comma 785, legge 30 dicembre 2018, n. 145, 2019.